Vitigni mondiali e italiani​

Quanti vitigni esistono nel mondo e in Italia?

Recenti studi hanno portato il numero di vitigni mondiali conosciuti ed identificati a circa 6.000.

Le varietà di uve sono distinguibili per forma e colore degli acini, della foglia e del grappolo. Periodo di maturazione e caratteristiche organolettiche sono altre caratteristiche, insieme alla capacità di adattarsi ai vari territori. Da qui si distinguono due grandi famiglie: gli alloctoni o internazionali, cioè quei vitigni in grado di adattarsi in molte parti del pianeta, e gli autoctoni, che sono parte del sistema ampelografico storico di origine di una data zona geografica. In Italia per esempio si contano circa 350 vitigni autoctoni.

Un’altra suddivisione riconosciuta per i vitigni è tra vitigni aromatici, varietà dotate di profumi e sapori già identificabili nell’uva come il moscato, e semiaromatici.

Lungi dall’essere un elenco esaustivo, troverete qui una breve descrizione dei vari vitigni che incontrerete nei nostri articoli.

Vitigni uva e vite
Foto di Suju

AGLIANICO

Vitigno a bacca nera che ha trovato il suo terreno ideale in Campania, Puglia e tra i suoli del vulcano spento del Vulture, in Basilicata. Qui la porosità del tufo e i terreni ricchi di potassio donano mineralità, sapidità e potenza al vino, che si presta a diverse vinificazioni dal rosso fermo speziato, intenso e balsamico, ai profumati rosé fino agli spumanti.

ALBANA

Vitigno a bacca bianca, emblema delle colline romagnole, dà vini secchi, piuttosto corposi e poco profumati, e vini dolci, come il famoso Romagna Albana Passito, dal colore ambrato e l’intenso profumo di frutta candita, miele e confetture.

ASPRINIO

Vitigno a bacca bianca, diffuso in Campania (Aversa), unico nel suo genere per la grande acidità e l’antica coltivazione maritata a pioppi, con la pianta che raggiunge i 15 mt. di altezza. Se vuoi scoprire di più su questo vitigno, leggi il nostro approfondimento.

BARBERA

vitigno a bacca nera a maturazione medio-tardiva diffuso in particolare in Lombardia e Piemonte. Consente di ottenere vini beverini e frizzanti, così come vini strutturati e in grado di evolvere nel tempo. La barbera, ha intensità cromatica, struttura, decisi sentori di ciliegia e mirtillo e spiccata acidità.

BOMBINO BIANCO

Vitigno a bacca bianca, diffuso nella Puglia del Nord, in particolare nella provincia di Foggia e nel barese, ma diffuso anche in Basilicata, Molise, Lazio, Marche, Abruzzo ed Emilia-Romagna, dove è conosciuto come Pagadebit. Usato in uvaggio per molto tempo, oggi si stanno riscoprendo le sue qualità di freschezza e sapidità anche in purezza e spumantizzato con il metodo Classico.

BOMBINO NERO

Vitigno a bacca nera, diffuso nella Puglia del Nord, in particolare nella zona di Castel del Monte, dà vini rosati eleganti, con piacevole freschezza. È diffuso anche in Basilicata, Lazio e Sardegna.

CAGNULARI

Vitigno a bacca nera autoctono della Sardegna, allevato in particolare della zona tra Sassari e Alghero ad alberello, forse ha tra i genitori il vitigno Bovale. Utilizzato in passato come vino da taglio, oggi viene vinificato in purezza sempre più spesso. A maturazione medio tardiva, dà vini di colore rubino scuro, con profumi di frutta rossa matura, speziatura di pepe ed erbaceo.

CANNONAU​

Il vitigno a bacca nera più diffuso in sardegna, è in realtà una Garnacha (o Grenache o Tai rosso o Alicante), vitigno spagnolo tra i più diffusi al mondo. A maturazione medio tardiva, dà vini intensi, caldi, potenti, di colore rubino intenso che vira all’aranciato con l’invecchiamento, con profumi di frutta rossa matura, speziatura e di erbe mediterranee.

CARIGNANO​

Vitigno a bacca nera diffuso nelle zone del Mediterraneo Occidentale e particolarmente in Sardegna, nella zona del Sulcis, dove ha trovato un habitat perfetto per lo sviluppo al punto da essere considerato a pieno titolo un autoctono. Di origine incerta, forse spagnola, arriva in Sardegna con gli aragonesi, ma altre ipotesi datano l’avvento allo sbarco dei fenici. In Francia è diffuso nel Midi e in Langedoc–Rossillon con il nome di Carignan. A maturazione tardiva, dà un vino di colore rubino intenso, con profumi vinosi, erbacei, fruttato di gelso, prugne e ribes.

CERASUOLO DI ABRUZZO

Vino rosato ottenuto dalla breve macerazione del mosto di Montepulciano di Abruzzo con le bucce dell’uva stessa. Il nome deriva dalla classica colorazione ciliegia del vino. Dal 2018 è una DOC, anche nella versione superiore.

CHARDONNAY

Figlio illustre del Pinot nero, questo vitigno internazionale a bacca bianca, è presente in ogni zona che produce vino. È un vitigno di grande adattabilità e buone rese, con un’ottima versartilità in cantina: a seconda infatti del tipo di lavorazione, può dare vini freschi e delicati, o sontuosi, con profumi burrosi e di frutta esotica matura, e raggiungere lunghe evoluzioni in barrique. Usato nelle cuvée di Champagne e Spumanti, oggi è anche l’emblema dei vini bianchi del nuovo mondo, dal Cile, alla California, dalla Nuova Zelanda all’Australia.

GLERA

Uva a bacca bianca utilizzato per la produzione del Prosecco nelle 9 province tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia ammesse da disciplinare. Raggiunge le sua eccellenze nelle aree collinari di Asolo-Montello e di Conegliano- Valdobbiadene. Quest’ultima zona è stata recentemente iscritta nella lista del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Perfetta per la spumantizzazione, la glera, dona profumi fruttati di pera e mela verde.

MACABEO O VIURA

È un vitigno a bacca bianca diffuso in Spagna principalmente nelle regioni della Catalogna e della Roja e nel sud della Francia nella regione del Languedoc-Roussillon. In uvaggio con lo Xarello dà vita ai Cava, spumanti spagnoli.

MALBEC

È il vitigno a bacca nera più coltivato in Argentina. Nato in Francia, ha trovato la sua terra di elezione in Argentina. Dà vini di colore rosso rubino profondo, con profumi di frutta rossa matura, spezie e vegetale.

MALVASIA

Si tratta di un grande gruppo che include uve di diverse origini, sia bianche che nere e rosa, sia aromatiche che neutre che a differenza dei moscati hanno caratteristiche, di aspetto, produttività e maturazione eterogenee. Le motivazioni di questa eterogeneità ce le racconta il Prof. Attilio Scienza nel suo “La Stirpe del Vino” ed è un’avvincente storia. Il nome deriva da Monemvasia: una piccola isola Grecia “porto con una sola entrata”. Attorno al porto si coltivano uve che danno un vino dolce ed aromatico, che grazie al suo residuo zuccherino poteva affrontare i lunghi viaggi che lo portarono sulle tavole di tutta Europa grazie per lo più ai commerci veneziani. Fin qui la storia delle malvasie è unica e chiara, ma con la conquista ottomana delle isole (Creta in particolare) su cui Venezia aveva nel tempo concentrato la produzione, spinge la Serenissima a spostare la produzione più vicino a casa e su terre proprie. Fu così che, per amore del business e del marketing, Venezia impose il nome Malvasia, che tanto vendeva bene, a vitigni diversi tra loro. Il risultato sono 18 Malvasie geneticamente distanti tra loro, tutte impiegate per la produzione di vini dolci e aromatici, alcuni accomunati da un leggero sentore di moscato e un po’ amarognoli.

MALVASIA DELLE LIPARI: secondo gli ultimi studi sul DNA sembra la più antica e probabilmente la diretta discendente della malvasia di Monemvasia ed una delle più antiche che si conoscano. È conosciuta nel mondo con molti nomi: Malvasia di Bosa in Sardegna, Greco di Bianco in Calabria, Dubrovačka in Croazia, de Banyalbufar sulle Isole Balneari, de Sitges in Spagna, Malvasia Candida a Madera.

MALVASIA DI SCHIERANO: è una malvasia a bacca nera diffusa nella zona di Schierano in Piemonte ed è probabilmente un incrocio con il Moscato Bianco. Oggi in buona parte sostituita dalla MALVASIA NERA LUNGA più produttiva e forte, ma meno aromatica.

MALVASIA ODOROSISSIMA O AROMATICA DI PARMA: si tratta di un’antica malvasia italiana in via di estinzione, ricca di sostanze aromatiche ereditate anche qui dal Moscato Bianco.

MALVASIA DI CANDIA AROMATICA: varietà a bacca bianca diffusa in Oltrepò Pavese e nel piacentino, ha di fatto soppiantato la malvasia odorosissima. Candia, a dispetto di quanto si è creduto per molto tempo, non indica la città dell’isola di Creta, ma il comune di Candia Lomellina! Altra curiosità: la famosa vigna di Leonardo nella casa milanese di Corso Magenta era proprio una Malvasia di Candia aromatica, oggi reimpiantata.

MALVASIA DI CASORZO: malvasia aromatica a bacca nera diffusa in Piemonte

MALVASIA MOSCATO: varietà aromatica diffusa in Piemonte.

MALVASIA DEL LAZIO PUNTINATA: tipologia autoctona, il cui acino in maturità ha piccole macchie.

MALVASIA ROSSA DEL LAZIO: tipologia autoctona italiana, spesso confusa con la Candia Aromatica.

MALVASIA NERA DI BRINDISI O DI LECCE: tipologia autoctona pugliese.

MALVASIA BIANCA LUNGA O DEL CHIANTI o VECCHIA: tipologia autoctona pugliese non aromatica, diffusa in anche sula costa dalmata.

MALVASIA ISTRIANA e MALVASIA NERA DI BOLZANO: vitigni a sapore neutri, erroneamente chiamato Malvasia, con cui non hanno né parentele né somiglianze aromatiche.

MONTEPULCIANO DI ABRUZZO

Vitigno a bacca nera diffuso in particolare in Abruzzo, Molise e Marche. Da non confondere con il vino Nobile di Montepulciano DOCG, il cui nome deriva dal comune Toscano e non dal vitigno (è ottenuto infatti da almeno il 70% di Sangiovese – Prugnolo gentile). Regala vini che a seconda della vinificazione possono essere robusti o delicati, con colori dal rosato intenso (per il Cerasuolo d’Abruzzo) al rosso granato. Profumi intensi di confetture di frutti rossi e spezie e tannini che regalano longevità. Entra nell’uvaggio del Rosso Conero e Rosso Piceno.

MOSCATO

Si tratta di una famiglia di uve sia a bacca bianca che nera (se ne contano circa 200 varietà tra uve da tavola e da vino), la cui caratteristica principale è l’aromaticità dell’uva e del vino che se ne trae. A dispetto di quanto si creda normalmente dà origine a vini non solo dolci e si presta per la spumantizzazione. Il nome deriva probabilmente da Muschio (essenza prodotta come base per profumi) o dal persiano moschato (profumato). Esistono varie tipologie di uve moscato:

MOSCATO BIANCO (o à petit grains o di Canelli): uva bianca ampiamente diffusa nel mondo e in Italia (superfici maggiori) è con tutta probabilità il capostipite dell’intera famiglia dei moscati. Conosciuto anche come Moscato d’Asti, di Montalcino, di Trani, di Siracusa, di Noto, di Saracena, di Tempio Pausania, ecc.,  dà vini con intensi profumi aromatici, fruttati (salvia e agrumi) e freschi.

MOSCATO GIALLO (o Sirio): uva bianca meno diffusa del moscato bianco, trova terreno fertile nei Colli Euganei e nel Trentino-Alto Adige, dove vi giunse grazie ai Veneziani importato dalla Grecia. Dà vini giallo paglierini dorati, con delicati profumi di cedro e noce moscata, che in bocca risultano freschi, intensi ed aromatici.

MOSCATO ROSA: uva a bacca rossa particolarmente diffusa in Trentino-Alto Adige, sembra sia originaria della Sicilia ed è un’uva ricca di zucchero, ma delicata e soggetta a malattie che ne riducono la capacità produttiva. Dà vini rari per lo più vinificati dopo appassimento o vendemmie tardive che ne aumentano le qualità: colore rosso rubino brillante e sentori di rosa e piccoli frutti rossi.

MOSCATO D’ALESSANDRIA O ZIBIBBO: uva a bacca bianca originaria del Nord Africa (la parola Zibibbo deriva dalla parola araba zabīb (زبيب) uva passita) introdotta dagli arabi a Pantelleria, dove è noto per la coltivazione ad alberello dal 2014 Patrimonio dell’Umanità. È diffuso anche nel Nuovo Mondo ed in particolare in Australia. Dà vini in versione spumante e secchi di colore giallo paglierino dorato che virano all’oro intenso-ambra nelle versioni passito e dolci, dove i sentori di albicocca disidratata, frutta candita e miele arricchiscono il bouquet.

MOSCATO DI SCANZO: uva a bacca nera, figlia del moscato bianco e altra uva genitrice ignota, è presente esclusivamente in Lombardia, nella zona del comune di Scanzorosciate (Bergamo), dove raggiunge le massime espressioni se coltivate sull’originale terreno “Sass de la Luna” (formazioni calcaree-marnose di colore grigio-azzurre). Dopo l’appassimento dà vita alla più piccola DOCG d’Italia (dal 2009), un vino color rubino intenso, dal profumo aromatico e speziato ricco e persistente, perfetto da degustare da solo.

Altri moscati sempre figli del Moscato bianco da ricordare sono il Moscato di Terracina (Lazio) e il Moscato nero d’Acqui (uva nera).

NEBBIOLO

Vitigno a bacca nera autoctona del Piemonte, e diffuso anche in Lombardia (Valtellina) e in Valle d’Aosta. Vitigno nobile e complesso, ha un rapporto di tipo esclusivo con il suo territorio elettivo e dà vita ai grandi vini Barolo, Barbaresco e Roero. Noto con il nome di Chiavennasca in Valtellina, Spanna nel novarese, Prunet in Val d’Ossola, Picotendro nella bassa valle d’Aosta, il suo nome Nebbiolo sembra derivare dall’abbondate pruina della buccia, che protegge gli acini come una nebbia. Ha un caratteristico colore aranciato trasparente e con un deciso profumo di viola. La sua storia e, soprattutto, la sua fama sono legate in modo indissolubile al Barolo e al conte di Cavour, che importò dalla Francia le tecniche e con il celebre enologo Loius Oudart da Reims (quando gli venne chiesto di occuparsi dell’azienda di famiglia di Grinzane), trasformò il vino dolce e frizzantino dell’epoca nel monumentale vino che oggi conosciamo.

PASSERINA

Vitigno a bacca bianca autoctono diffuso in Marche e Abruzzo. Dà vini con sentori di fiori bianchi, di frutta da tropicale ad agrumata, con note erbacee e ottima freschezza, adatta alla produzione di spumanti metodo Martinotti.

PECORINO

Vitigno a bacca bianca autoctono diffuso in Marche e Abruzzo. A maturazione precoce, dà vini con profumi di frutta matura, spezie, nota ammandorlata, grande freschezza e nota alcolica. Dopo anni di oblio, è stato riscoperto e oggi dà il meglio di sé in purezza.

PINOT BIANCO

Si tratta di una probabile mutazione del Pinot Grigio, ed è un vitigno originario della Borgogna a bacca bianca. Predilige climi freschi e trova terreno fertile in Alsazia, Germania, Austria e in Italia in Trentino-AltoAdige, Veneto, Friuli. Dà vini fruttati, floreali, freschi e leggeri.

PINOT GRIGIO

Mutazione del Pinot Nero, è un vitigno dalla bacca rosata, originario della Borgogna e che mantiene le stesse difficoltà di coltivazione del Pinot Nero. Vinificato principalmente in bianco, dà vini fruttati (frutta esotica a polpa gialla). Lasciato macerare sulle bucce, regala colori ramato-aranciati.

PINOT MEUNIER

Il nome, che significa mugnaio, è dovuta alla presenza di lanugine bianca sulle foglie, che le fa sembrare ricoperte di farina. È un vitigno a bacca nera, presente quasi esclusivamente in Francia nella zona della Champagne. L’unica presenza in Italia è in Trentino dove entra a far parte della cuvée del Trento Doc. Dà sentori di pera, mela, arachide e pesca, aggiungendo buona morbidezza alle cuvée di Champagne. È sempre di più vinificato in purezza.

PINOT NERO

Vitigno nobile a bacca nera, padre di molte uve, a maturazione precoce e diffusa largamente in tutto il mondo (internazionale), seppur considerato difficile sia da coltivare che da vinificare. La zona di origine è la Borgogna, dove si riescono a creare grandissimi vini, grazie all’insieme di terreni, clima e sapienza umana (terroir). Può essere vinificato in rosso, in bianco e in rosato, sia in vini fermi che spumantizzati. In Italia trova la sua più estesa diffusione in Oltrepò Pavese, ma è diffuso anche in Trentino, in Veneto, Friuli e Toscana. Nel mondo l’Oregon e la Nuova Zelanda stanno raggiungendo livelli qualitativi molto vicini alla Borgogna. Dà vini di colore rubino chiaro, tannici, eleganti e fruttati.

PINOTAGE

Vitigno a bacca nera, creato nel 1925 dallo scienziato Abraham Perold a Stellenbosch, incrociando il Pinot Nero con il Cinsaut. È il vitigno che meglio identifica il Sud Africa e dà vini rosso rubino, fruttati, speziati e abbastanza tannici.

SANGIOVESE​

Vitigno a bacca nera più coltivato in Italia. È diffuso un po’ in tutte le regioni in primis dall’Emilia Romagna e dalla Toscana, dove è alla base dei grandi vini Chianti, Brunello di Montalcino, Morellino di Scanzano e Vino Nobile di Montepulciano (da non confondere con il Montepulciano di Abruzzo). Ad oggi si classificano 5 biotipi principali: sangiovese Piccolo, Grosso o brunello, prugnolo gentile, sangiovese romagnolo a cannello lungo e sangiovese del Grossetano detto anche morellino. È un vitigno con buccia spessa, ricca di pigmenti e tannini, che regala vini rubini di media intensità, profumi di viola e frutti di bosco, con note di sottobosco, terra, tabacco e cuoio che arrivano con l’invecchiamento.

SYRAH O SCHIRAZ​

È un vitigno internazionale che si è ben adattato in molte zone del mondo, in particolare con risultati eccellenti in Valle del Rodano, Australia, Sud Africa, California. In Italia è diffuso soprattutto nel centro-sud. Dà vini tannici di colore rubino violaceo, con profumi di frutta rossa matura, speziatura di pepe e fiori.

TIMORASSO​

Antico vitigno a bacca bianca, autoctono della provincia di Alessandria ed in particolare della zona di Tortona (l’antica Derthona che oggi identifica zona e vitigno in modo indissolubile). Quasi scomparso, oggi rivive grazie alla lungimiranza di alcuni vignaioli che dagli anni ’80 lo hanno reimpiantato. Dà vini gialli paglierini con riflessi dorati, di corpo, agrumati e intensi, in grado di invecchiare nel tempo, quando sentori di pietra focaia e di idrocarburo lo avvicinano al Riesling.

TREBBIANO

Vitigno a bacca bianca, principalmente diffuso in Romagna, Toscana, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, dalla grande produttività e con potenzialità di invecchiamento, grazie alla sua buona acidità. Sapido e fresco, di colore giallo paglierino, regala sentori di fiori bianchi che arrivano alla frutta secca e alla pietra focaia in alcuni territori.

TREBBIANO DI SOAVE

Vitigno a bacca bianca, noto anche come Lugana o Turbiana, è diffuso tra la Lombardia e il Veneto nelle province di Brescia, Verona e Mantova. Fa parte della grande famiglia dei trebbiani e recenti studi sul DNA ne hanno accertato l’identità genetica con il VERDICCHIO bianco diffuso nelle Marche. Qui il nome deriva dal colore verde chiaro dell’uva in maturazione, riflesso che si ritrova nel bicchiere. Dà vini con sentori di mela, anice, sapidi e minerali, la cui acidità permette lunghi invecchiamenti che sprigioneranno sentori di pietra focaia e kerosene.

UVA RARA

Vitigno a bacca rossa autoctona del Piemonte e di alcune zone della Lombardia. Chiamata anche Bonarda, non ha alcuna parentela con la Croatina da cui nasce il vino Bonarda. Viene usata in uvaggio nell’Alto Piemonte per ammorbidire il Nebbiolo, mentre in Lombardia si unisce alla Barbera e alla Croatina.

VERMENTINO

Vitigno a bacca bianca diffuso dalla Liguria alla Toscana e in Sardegna. I biotipi Pigato e Favorita sono diffusi rispettivamente in Liguria e Piemonte. In Francia e Corsica è diffuso con i nomi di Malvoisie à gros grain. Di colore giallo paglierino più o meno intenso e con riflessi verdolini, dà vini salmastri, fruttati e sapidi.

VERNACCIA NERA

Vitigno a bacca nera dalla buccia dura, raro, coltivata nella sola zona di Serrapetrona nel maceratese (Marche), e simile geneticamente alla Grenache quindi al Cannonau sardo e al Tocai rosso vicentino. Dà vini rosso rubino dal particolare profumo e gusto di spezie, incenso, muschio, viole e frutti di bosco. È impiegato per fare uno spumante unico al mondo, frutto di tre fermentazioni: al vino base prodotto ad ottobre, viene infatti aggiunto il mosto derivante dall’appassimento, di novembre, di una parte dei grappoli raccolti in vendemmia. Qui si innesca una seconda fermentazione, che darà un vino sottoposto successivamente ad una terza fermentazione con metodo Martinotti.

VESPOLINA

Vitigno a bacca rossa autoctona coltivata tra Vercelli, Novara, Biella e in Oltrepò Pavese. Conosciuta anche come Ughetta, normalmente usata in uvaggio con Croatina, Uva rara e Barbera e con il Nebbiolo, ha caratteristici sentori di spezie, come il pepe, fiori e un bel colore rubino vivace. Sempre più viene vinificata anche in purezza.

XAREL-LO

Vitigno a bacca bianca autoctono spagnolo, diffuso nella regione della Catalogna, dove viene usato per la produzione del Cava.

Valeria-Redazione Vinity Fair-Chi Siamo
Valeria Mulas

Sommelier AIS

Comunicatrice empatica.

Appassionata di vino, cibo, arte e bellezza.

A tratti pittrice, scrittrice di troppe lettere.