Asprinio: l’uva che credeva d’esser limone

Storia di un'uva unica al mondo e della sua eroica vendemmia

by Valeria Mulas

C’era una volta un’uva che credeva d’esser un limone e per farsi vedere bene, decise di raggiungere il cielo e mostrarsi direttamente a Dio…

Se l’Asprinio fosse una favola non abbiamo dubbi che la sua storia inizierebbe proprio così, ma questo vitigno è ancora, per fortuna, una realtà incredibile che ognuno di noi può conoscere e assaporare.

Asprinio: l’uva che credeva d’esser limone
Ph. Credits I Borboni

Conoscere l'Asprinio

Introdotto dagli Etruschi nelle campagne di Aversa, in Campania, questo vitigno a bacca bianca, è stato apprezzato nei secoli ed è riuscito ad arrivare sino a noi, nonostante il suo cammino sia ancora gravemente minacciato. 

L’Asprinio ha ben due caratteristiche distintive importanti e particolari: il gusto, acidulo come un succo di limone appena spremuto, profumato e fresco, e la coltivazione.

Coltivare l'Asprinio

Asprinio: l’uva che credeva d’esser limone
Ph. Credits I Borboni

Unica nel suo genere, la vite dell’Asprinio si arrampica ad alti pioppi, che fungono da tutori, raggiungendo anche i 15 metri di altezza. Questo matrimonio tra vite e pioppo deriva dalla tecnica etrusca di coltivazione e produce dei filari che sono vere e proprie barriere naturali.

Se state pensando che sia solo un vezzo l’altezza e che l’uva resti a misura d’uomo, vi sbagliate. Dalle foto potete vedere la vendemmia eroica fatta dai cosiddetti “uomini ragno” sulle loro altissime e strette scale (lo scalillo), fatte su misura per ognuno di loro. I pioli infatti hanno la caratteristica di adeguarsi alla misura della gamba piegata, in modo che il ginocchio possa fermare la scala e la propria posizione, dando sicurezza ed equilibrio durante la raccolta.

Va da sé che le vertigini non appartengono a questi contadini esperti, chiamati localmente “Vilignatori” (dal dialetto  vilignare = vendemmiare).

Dal 2019 questa vendemmia eroica è iscritta nell’Inventario del Patrimonio Immateriale della Regione Campania (IPIC) e questo speriamo possa dare nuovo slancio alla sua valorizzazione e promozione.

A partire dagli anni ‘70, quest’uva ha visto una drastica riduzione degli ettari, a favore di coltivazioni di frutta più redditizie prima, e alla massiccia urbanizzazione dopo. Il risultato, oggi, sono piccolissimi appezzamenti (anche di  un solo ettaro), il cui frutto se non usato per produzioni personali di vino, viene venduto. Resistono solo una manciata di vignaioli a mantenere le tradizioni dell’alberata maritata, della sua cura, delle grotte tufacee e della produzione dell’Asprinio di Aversa: per questo motivo, promozione e valorizzazione del vitigno sono oggi così importanti.

Da non dimenticare il tronco e le radici di queste piante: grazie infatti al terreno vulcanico, l’Asprinio ha superato la fillossera e ancora oggi esistono piante a piede franco (con radice europea originale) di più di cento anni.

Asprinio: l’uva che credeva d’esser limone
Ph. Credits I Borboni

Degustare l'Asprinio

Molto amato dal patriziato romano, questo vitigno fu insignito di grande importanza dalla Corte Angioina, che riuscì ad avere dell’ottimo spumante di Asprinio, senza dover attendere i carichi dalla Francia.

La grande acidità e freschezza di quest’uva, unita alle caratteristiche minerali dei terreni, permettono di ottenere ottimi vini fermi e spumanti.

Se state pensando, come noi, di andare ad assaggiare questo vino incredibile in loco, vi segnaliamo che ogni anno (pre-covid!) la Pro Loco organizza in primavera, l’Asprinum Festival: una manifestazione che permette anche di visitare le molte grotte tufacee, che fanno da cantine al nettare, e di degustare l’Asprinio magari in abbinamento alla vera mozzarella di Bufala DOP Campana, la sua sposa ideale.

Asprinio: l’uva che credeva d’esser limone

Abbiamo degustato: 

Asprinio di Aversa Vite Maritata Cantina I Borboni (13,80€ in vendita sul loro sito), con il suo giallo paglierino brillante, in bocca è un tripudio di agrume, limone; la mineralità e la sapidità sono elementi ben riconoscibili e al naso i fiori bianchi si mischiano al cedro. 

Controindicazioni: 

immediata necessità di un fritto di mare e della vista del Golfo di Sorrento.

“L’Asprinio, era ancora piena estate, me lo andavo a bere come aperitivo sulla fine del pomeriggio in certi antri ombrosi lungo la Riviera di Chiaia: fresco di grotta, acidulo, pallidissimo, fra il color paglia ed il verdolino. (…) Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno”. 

Mario SoldatiVino al Vino – Ed. Bompiani

Valeria-Redazione Vinity Fair-Chi Siamo
Valeria Mulas

Sommelier AIS

Comunicatrice empatica.

Appassionata di vino, cibo, arte e bellezza.

A tratti pittrice, scrittrice di troppe lettere.