Cremona:
tra torrone, mostarda, violini e uomini di mais

by Valeria Mulas

Ci sono molte ragioni per concedersi una giornata a Cremona, patria di violini, torrone e mostarda. Ma al di là dei classici tour, vi vogliamo raccontare un’imperdibile tappa che vi permetterà di conoscere Nello, un uomo di mais dal sorriso un po’ burbero.

Cremona e l'uomo di mais

Esco dalla trattoria con un pensiero lontano e ossessivo: la creazione degli uomini di mais.

Ricordo di aver letto la leggenda del popolo Maya tra i racconti del Subcomandante Marcos, forse per voce della sua memorabile invenzione letteraria Don Durito della Lacandona oppure per voce del vecchio Antonio, cui spetta il compito di tramandare la storia secolare del popolo del Chiapas. Non so bene il perché, ma dopo i racconti di Nello e l’atmosfera respirata alla Trattoria Risorgimento di Cremona, è proprio questa favola ad occuparmi la mente.

La cerco, ma inutilmente, tra le pagine di Racconti per una solitudine insonne (ed. Oscar Mondadori) e tra quelle di Don Durito della Lacandona (ed. Moretti & Vitali).

C’era l’acqua e la farina di mais per forgiare gli uomini veri, dopo i molti insuccessi con cui gli dei avevano prima creato gli uomini d’oro, pensanti e fermi, e poi quelli di legno tanto operosi quanto inclini a farsi sfruttare dai primi. Il granoturco, eccellente per sfamarci e anche per creare buona parte del nostro universo (oggi è l’ingrediente principe dell’industria mondiale, dalle bioplastiche, alla carta, passando per gli usi agricoli, terapeutici e farmaceutici) è l’elemento base degli uomini di mais, quelli veri e giusti: quelli a cui gli dei diedero il compito di risistemare il mondo.

Nello sembra quasi volare tra i tavoli della Trattoria Risorgimento con i suoi settantacinque anni, un maglione color sabbia che sa di bontà antica e un sorriso un po’ burbero. Un uomo di mais, non ci sono dubbi su questo. Un uomo che ha scelto il cibo come atto politico di resistenza.

Ma forse è meglio andare con ordine, perché questa è la non recensione di un ristorante, che ha molto da raccontare.

Cremona: gita perfetta a poco più di un'ora da Milano

Cremona si visita in mezza giornata ed è la meta perfetta per una gita fuori porta a poco più di un’oretta da Milano. Cercavamo solo questo quando abbiamo definito la classica scampagnata domenicale: una passeggiata, magari un museo, qualche chiesa e una bella mangiata. Qualcosa di semplice come l’amicizia. Con lo stesso spirito avevamo sbirciato alla ricerca di un ristorante, rimanendo però delusi da un’offerta che aveva tutte le apparenze di qualcosa di molto confezionato, piuttosto caro e poco convincente. Ovviamente parliamo di sensazioni, non eravamo mai stati a Cremona e ci siamo basati su ricerche tra google maps e internet, come tutti i comuni mortali. Alla fine della ricerca eleggiamo tre possibili location: un’osteria, una trattoria e un ristorante indiano!

La scelta finale è stata dettata da un mix di menù con molti primi piatti vegetariani e ambiente rustico.

Arrivati a Cremona è impriscindibile raggiungere la bellissima piazza Dante, dove si affacciano il Comune, con alle spalle il cortile porticato Federico II, la Loggia dei Militi e poi il Duomo con il Battistero e l’imponente Torrazzo: la torre campanaria medievale, che con i suoi 122 metri è la più alta d’Europa e rappresenta il simbolo di Cremona. Ci hanno affascinato la piccola Chiesa di San Girolamo del 1386, ampliata tra il 1615 e 1657 e con decorazioni barocche, così come la cripta ipogea a tre navate nella Cattedrale. Il centro di Cremona è un susseguirsi di botteghe storiche, tra pasticcerie e liutai, che alternano le grandi passioni della città: il torrone, la mostarda e i violini. D’obbligo quindi una sbirciatina al negozio Sperlari che dal 1836 alberga in via Solferino e se le botteghe dei liutai sono chiuse perché è festivo, potete sempre rimediare al Museo del violino con la sua ricca collezione della migliore liuteria mondiale.

Trattoria Risorgimento

Arrivata l’ora di pranzo, però, soprattutto se siete in compagnia di un bimbo piccolo che scalpita, dovete essere nelle vicinanze di un ristorante, ed è così che varchiamo la porta piuttosto anonima della Trattoria Risorgimento.

Il corridoio con il bancone che ci accoglie è un po’ angusto, avendo un passeggino al seguito, quindi non ci soffermiamo molto e superiamo l’arco che porta verso le sale da pranzo. I brevi minuti in attesa del tavolo ci permettono di guardarci intorno ed è qui che avviene l’epifania.

Siamo stati miracolosamente catapultati in un mondo che appare lontano nella storia, fatto di libri, di manifesti, di storie di resistenza e di socialità, di assistenza reciproca e di ideali di fratellanza. Le pareti sono un susseguirsi di quadri e poster, che alternano passioni calcistiche ad omaggi a Gramsci, Pertini, Matteotti. Un garofano rosso campeggia su un tavolino. Una dichiarazione d’amore. Un atto politico senza incertezze in un mondo che ha scelto tutt’altra strada e che mette a rischio la propria stessa sopravvivenza alzando l’asticella della violenza ogni giorno. Faccio fatica anche a guardare il menù, passato del tutto in secondo piano: qui ogni cosa parla e non il tempo sembra non essere sufficiente per mettersi in ascolto. I tavoli piano piano si riempiono e il personale di sala ci dice che la cucina sfama tutti finché c’è gente: capiamo solo quando lasciamo il tavolo che in effetti c’è la fila per prendere il nostro posto, anche se l’ora canonica è già passata da almeno un paio di ore.

Ordiniamo due antipasti da dividere in quattro, seguiti da un risotto con pere, taleggio e vino rosso, delle caramelle di zucca e amaretti e degli gnocchi al pesto di peperoni e noci. Da bere del lambrusco e del gutturnio in caraffa. Il problema prezzi? Tutti i piatti oscillano tra i 10€ e i 15€, mentre i dolci al massimo costano 6€, con coperto e servizio a 2€.

Con l’occasione di ordinare, conosciamo meglio Nello Milone, la vera anima di questo posto. Ci racconta che la Trattoria Risorgimento è nata pochi mesi fa, dalle ceneri ormai spente di quella del Tempo Perso. Era un pezzo di storia di Cremona, da quello che leggiamo, che non ha retto alla crisi post covid e alla stanchezza dello stesso Nello, che però, sollecitato dalla sua vecchia brigata, tra cui il cuoco Alex Vecchia, alla fine è di nuovo qui a correre tra i tavoli. 

Location molto più piccola, con meno tavoli, ma soprattutto meno muri che possano ospitare l’enorme collezione di poster e quadri che Nello ha collezionato negli anni. Qui grandi e piccoli nomi di donne e uomini che hanno fatto la storia, quella grande così come quella di tutti i giorni, arrivando e rimanendo folgorati come noi, hanno lasciato qualcosa in ricordo. Il risultato è una trattoria che trasuda storie e soprattutto che rimette il cibo alla sua dimensione reale: niente paillette e luccichii televisivi, qui si parla di vita vera, di sopravvivenze quotidiane, di sogni e di realtà davanti a un piatto ben cucinato e un sincero bicchiere di vino. Perché lo diciamo senza indugio la cucina è sincera e molto buona, ma non è il focus.

C.C.C.P: Cucina Cantina Cultura Politica

Quattro lettere che in cirillico sono l’acronimo di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) e che Nello e i suoi hanno traslato in un manifesto di intenti. Davanti ad un’omologazione strisciante che ha invaso anche le ricette, qui si fa politica, nel suo senso più puro, nella ricerca di un indirizzo di condivisione e di un’intelligenza partecipata. Al centro le relazioni e non il denaro, il pane e non le foto dello stesso, il vino e la cultura per riprendersi il tempo e la partecipazione.

Un’utopia che si fa sempre più pressante per immaginare un nuovo domani, meno arrogante e meno guerrafondaio.

Diceva il vecchio Antonio che sono molti gli ingredienti necessari per cucinare il pane che molti chiamano "domani".
«Uno di essi è il dolore» aggiunge ora il vecchio Antonio, mentre sistema il fascio di legna vicino al fuoco.
Subcondante Marcos
Racconti per una solitudine insonne – Oscar Mondadori

Corso Giuseppe Mazzini, 66, 26100 Cremona CR

Per prenotazioni: 3760927180

Vuoi scoprire un’altra storia di gusto? Leggi il nostro articolo La pasta è antifascista

Valeria-Redazione Vinity Fair-Chi Siamo
Valeria Mulas

Cantastorie di vino. Sommelier e degustatrice AIS. Assaggiatrice ONAF. Ha conseguito l'executive master in cultura e management del vino a Pollenzo, presso Unisg.

Comunicatrice empatica.

Appassionata di vino, cibo, arte e bellezza.

A tratti pittrice, scrittrice di troppe lettere.